C'è un particolare tipo di quiete che nasce dalla ripetizione lenta di una singola frase, finché il rumore nella mente comincia a placarsi. Questo è il cuore della pratica del mantra: non una formula magica, ma un rituale quotidiano che aiuta a ritrovare stabilità. La parola, da sola, fa ben poco. Sono la concentrazione che vi porti, il respiro, la ripetizione e l'intenzione a svolgere il lavoro.
I dieci canti raccolti qui provengono dalle diverse tradizioni induiste dell'India. Alcuni sono antichi; uno, il Maha Mrityunjaya Mantra, è autenticamente vedico, presente nel Rig Veda e ripreso più avanti negli Yajur Veda e Atharva Veda. Gli altri sono inni puranici, devozionali o popolari composti molto più tardi. Abbiamo mantenuto l'etichetta precisa 'vedico' nel solo punto in cui è davvero pertinente, presentando il resto per ciò che è: suono sacro, tramandato attraverso secoli di pratica.
In questa tradizione, un mantra è inteso come qualcosa di più di una semplice sequenza di parole. È un suono su cui posare l'attenzione: la sillaba, il respiro, il ritorno costante alla stessa frase, che raccolgono dolcemente una mente dispersa. Li presentiamo come contesto culturale e storico e come uno strumento che potresti scegliere di usare, mai come una dottrina da adottare. Quello che segue è una breve guida a ciascun canto, al significato dei suoi versi e a un modo semplice per iniziare una pratica personale.
Mantra di Ganapati (गणपति मंत्र)

Nella tradizione, Ganesha viene invocato per primo, in quanto divinità che libera il cammino prima di ogni nuovo inizio. Questo canto puranico si rivolge a lui come colui che rimuove gli ostacoli, e i devoti lo recitano per chiedere un inizio sereno, come gesto di umiltà di fronte al lavoro che li attende, non come promessa di successo.
ॐ गन गणपतए नमो नमः
श्री सिद्धि विनायक नमो नमः
अष्टविनायक नमो नमः
गणपति बाप्पा मोरयाOm Gan Ganapataye Namo Namah
Shree Siddhi Vinayak Namo Namah
Ashtavinayak Namo Namah
Ganapati Bappa Moraya
Questo canto è rivolto a Ganesha, che nella tradizione induista è venerato come colui che rimuove gli ostacoli e come la divinità della saggezza, della prosperità e delle nuove iniziative. Verso dopo verso, recita quanto segue.
- 'Om Gan Ganapataye Namo Namah', un'invocazione a Ganesha, che lo nomina come 'Ganapati' e 'Ganapataye'. Il ripetuto 'Namo Namah' significa 'mi inchino, mi inchino', in segno di reverenza e abbandono.
- 'Shree Siddhi Vinayak Namo Namah', qui viene celebrato come 'Siddhi Vinayak', colui che è associato al compimento. 'Shree' indica auspicio e grazia.
- 'Ashtavinayak Namo Namah', un riferimento agli otto templi sacri di Ashtavinayak del Maharashtra, riuniti intorno a Pune, ognuno dei quali ospita una distinta forma di Ganesha auto-manifestata (swayambhu).
- 'Ganapati Bappa Moraya', un'espressione molto amata durante feste e preghiere. 'Bappa' significa padre o signore; 'Moraya' è un termine di reverenza. Insieme, è un'invocazione calorosa alla presenza di Ganesha.
I devoti lo recitano all'inizio di nuove imprese, rituali e occasioni festive. Se tieni vicino una piccola immagine in ottone di Ganesha, può fungere da semplice punto focale durante la recitazione.
Mantra Maha Mrityunjaya (महा मृत्युंजय मंत्र)
ॐ त्र्यम्बकं यजामहे
सुगन्धिं पुष्टिवर्धनम् ।
उर्वारुकमिव बन्धनान्
मृत्योर्मुक्षीय मामृतात् ॥Aum Tryambakam Yajaamahe
Sugandhim Pushti-Vardhanam
Urvaarukamiva bandhanaan
Mrityor Muksheeya Mamritaat
Questo è l'unico canto veramente vedico della raccolta; compare nel Rig Veda (7.59.12) e ricorre nei Veda Yajur e Atharva. È rivolto a Shiva, la divinità associata nell'induismo alla dissoluzione e al rinnovamento, e viene tradizionalmente recitato per la protezione e la stabilità interiore.
- 'Aum Tryambakam Yajaamahe', un'invocazione a Shiva. 'Tryambakam' indica colui che ha tre occhi; 'Yajaamahe' significa 'noi veneriamo' o 'meditiamo su'.
- 'Sugandhim Pushti-Vardhanam', 'Sugandhim' significa fragrante o dal profumo dolce, un'immagine di buon auspicio; 'Pushti-Vardhanam' esprime l'idea di una crescita nutrita e sostenuta.
- 'Urvaarukamiva Bandhanaan', una vivida similitudine. Come un cetriolo maturo si stacca naturalmente dal suo gambo, così il canto si orienta verso la liberazione dall'attaccamento al mondo.
- 'Mrityor Muksheeya Mamritaat', il verso conclusivo, una preghiera per la liberazione (moksha) e per la libertà dalla paura della mortalità.
Tradizionalmente recitato per favorire un senso di protezione e calma, questo è il versetto a cui molti praticanti tornano quando desiderano qualcosa di stabile a cui aggrapparsi.
Mantra del Guru (गुरु मंत्र)
गुरुर्ब्रह्मा, गुरुर्विष्णु
गुरुर्देवो महेश्वर:
गुरुर्साक्षात् परब्रह्म
तस्मै श्री गुरुवे नमःGuru Brahma Gurur Vishnu
Guru Devo Maheshwaraha
Guru Saakshat Para Brahma
Tasmai Sri Gurave Namaha
Questo è uno shloka sanscrito che rende omaggio al Guru, il maestro o la guida.
- 'Guru Brahma Gurur Vishnu', il maestro è paragonato a Brahma, il creatore, e a Vishnu, il preservatore: colui che aiuta a creare e sostenere la crescita dello studente.
- 'Guru Devo Maheshwaraha', e a Maheshwara, un altro nome di Shiva, il principio della trasformazione: la guida che aiuta lo studente a lasciar andare una versione passata di sé.
- 'Guru Saakshat Para Brahma', l'insegnante è indicato come legame vivente con Para Brahma, l'assoluto. Un modo per dire che la guida indica qualcosa che va oltre se stessa.
- 'Tasmai Sri Gurave Namaha', il saluto conclusivo, un'offerta di gratitudine e rispetto all'insegnante.
La strofa pone l'insegnante al centro del cammino. Nella tradizione viene offerta come modo per ringraziare della guida ricevuta lungo il percorso.
Mantra Shiva Gayatri (शिव गायत्री मंत्र)
ॐ तत्पुरुषाय विद्महे
महादेवाय धीमहि
तन्नो रुद्रः प्रचोदयात्।Om Tatpurushaya Vidmahe
Mahadevaya Dhimahi
Tanno Rudrah Prachodayat
Un canto rivolto a Rudra, un altro nome di Shiva, composto nel metro Gayatri. È un adattamento post-vedico nella forma classica Gayatri, non un versetto vedico in sé.
- 'Om Tatpurushaya Vidmahe', si apre con «Om», la sillaba considerata in questa tradizione il suono della creazione. «Tatpurushaya» indica Shiva come l'essere supremo oltre la forma; «Vidmahe» significa «conosciamo» o «meditiamo».
- 'Mahadevaya Dhimahi', «Mahadevaya», il grande dio; «Dhimahi», meditiamo. Un invito a posare la mente su Shiva.
- 'Tanno Rudrah Prachodayat', «possa Rudra ispirarci e guidarci». Una frase offerta come preghiera per la chiarezza, non come garanzia di ottenerla.
Reverente e quieto, questo canto viene recitato per cercare un senso di guida e stabilità interiore.
Mantra Brahma Gayatri (ब्रह्मा गायत्री मंत्र)
ॐ वेदात्मनाय विद्महे
हिरण्यगर्भाय धीमहि
तन्नो ब्रह्मा प्रचोदयात्।Om Vedathmanaya Vidmahe
Hiranya Garbhaya Dheemahi
Tanno Brahma Prachodayat.
Un canto rivolto a Brahma, la divinità creatrice nella cosmologia induista, ancora una volta un adattamento in formato Gayatri piuttosto che un versetto vedico.
- 'Om Vedathmanaya Vidmahe', inizia con «Om». «Vedathmanaya» indica Brahma come incarnazione dei Veda; «Vidmahe» significa «conosciamo» o «meditiamo».
- 'Hiranya Garbhaya Dheemahi', «Hiranya Garbhaya» è il «grembo dorato», un'immagine della fonte cosmica della creazione; «Dheemahi» significa «meditiamo». Un volgersi verso l'idea dell'origine e del creare.
- 'Tanno Brahma Prachodayat', «possa Brahma ispirarci e guidarci», qui nel senso di chiarezza creativa e saggezza.
Nella tradizione, questo canto è associato alla creatività, all'apprendimento e a nuove intuizioni: è quindi adatto da recitare all'inizio di un lavoro che richiede una mente lucida e aperta.
Govinda Jaya Jaya (गोविन्द जय जय)
गोविन्द जय जय गोपाल जय जय।
राधा रमण हरिबल हरिजय जय जय॥Govinda jaya jaya, Gopala jaya jaya
Radha-ramana Hari-bal Hari-jaya jaya
Questo è un breve e popolare ritornello devozionale, una frase di bhajan o kirtan, cantata anziché l’Ashtakam di Govinda classico in otto strofe attribuito ad Adi Shankaracharya. Glorifica il Signore Krishna, nelle sue forme di Govinda e Gopala, insieme alla sua consorte Radha.
- 'Govinda jaya jaya, Gopala jaya jaya', saluti a Krishna nei panni di Govinda, colui che dona gioia ai sensi, e di Gopala, il protettore del bestiame, richiamando la sua vita da pastore. Il 'jaya jaya' ripetuto è un gioioso ritornello di lode.
- 'Radha-ramana Hari-bal Hari-jaya jaya', 'Radha-ramana', colui che dà gioia a Radha, dà nome al legame tra Krishna e Radha; 'Hari-bal' parla della forza di Hari. Ancora una volta, il 'jaya jaya' trasmette la gioia del canto.
Leggero e ripetitivo, questo è il tipo di canto intonato in gruppo, in cui è il ritmo stesso a sostenere la devozione, celebrando il legame tra Radha e Krishna.
Mantra di Shiva (शिव मंत्र)
ॐ नमो शिवाय गुरवे सच्चिदानन्द मूर्तये नमस्तस्यै नमस्तस्यै नमस्तस्यै नमो नमः
Om Namo Shivaya Gurave Satchidananda Murtaye
Namastasye Namastasye Namastasye Namoh Namaha
Un’invocazione sanscrita che rende omaggio sia a Shiva sia al Guru, sviluppata sul noto nucleo 'Om Namo Shivaya'.
- 'Om Namo Shivaya', il mantra shaivita centrale. 'Om' è considerato il suono primordiale; 'Namo Shivaya' significa 'mi inchino a Shiva', un’espressione di reverenza.
- 'Gurave', un rivolgersi al Guru, il maestro che guida il cercatore lungo il cammino.
- 'Satchidananda Murtaye', descrive la forma del maestro come Sat (esistenza), Chit (coscienza) e Ananda (beatitudine): l’incarnazione della verità e della gioia.
- 'Namastasye Namastasye Namastasye Namoh Namaha', un saluto quadruplice. La ripetizione è il punto: rallenta il respiro e approfondisce l’attenzione a ogni giro.
Il canto riunisce Shiva e il Guru in un’unica espressione di reverenza. Nella pratica induista viene recitato come preghiera, meditazione o offerta silenziosa.
Aigiri Nandini (ऐगिरि नंदिनि)
आयि गिरिनन्दिनि नन्दितमेदिनि विश्वविनोदिनि नन्दिनुते गिरिवरविन्ध्यशिरोऽधिनिवासिनि विष्णुविलासिनि जिष्णुनुते॥ भगवति हे शितिकण्ठकूटमिन्दिनि विमलाविभूतिंविचित्रबान्धुरत्वंसमितिन्दुते। द्राक्षादिचुतकञ्चुकापुरूषायस्तेजस्विनीनांपतितामवल्लतेन्दुरूपे॥
Ayi giri nandini nandhitha medhini
Viswa vinodhini nandanuthe
Giri vara vindhya shirodhini vasini
Vishnu vilasini Jishnu nuthe
Bhagavathi hey sithi kanda kudumbini
Bhoori kudumbini bhoori kruthe
Jaya jaya he mahishasura mardhini
Ramya kapardini shaila Suthe
Questo è un inno coinvolgente, il Mahishasura Mardini Stotram, tradizionalmente attribuito ad Adi Shankaracharya e dedicato alla dea Durga nella sua forma di Mahishasura Mardini, l'uccisora del demone bufalo Mahishasura. È uno stotram devozionale, non un versetto vedico.
- 'Ayi Giri Nandini Nandhitha Medhini', Durga viene invocata come figlia della montagna, colei che porta gioia alla terra.
- 'Viswa Vinodhini Nandanuthe', colei che rallegra l'universo, fonte di gioia per tutti gli esseri.
- 'Giri Vara Vindhya Shirodhini Vasini', colei che dimora sulle vette della catena dei Vindhya e nell'Himalaya: un'immagine di forza radicata nelle montagne.
- 'Vishnu Vilasini Jishnu Nuthe', che ne colloca il ruolo nel pantheon più ampio, venerata insieme a Vishnu.
- 'Bhagavathi Hey Sithi Kanda Kudumbini', 'Bhagavathi', la dea divina, qui chiamata anche madre di Skanda, nel suo aspetto materno.
- 'Bhoori Kudumbini Bhoori Kruthe', colei che ha una grande famiglia e offre benedizioni generose.
- 'Jaya Jaya He Mahishasura Mardhini Ramya Kapardini Shaila Suthe', il ritornello vittorioso dedicato a Mahishasura Mardini, celebrata anche come la bella dalla chioma intrecciata, figlia della montagna.
Energico e ritmato, questo inno viene cantato per onorare la forza di Durga e la sua vittoria su un tiranno: un canto per la determinazione più che per il riposo.
Mantra di Narasimha (नरसिंह मंत्र)
ॐ उग्रं वीरं महा विष्णुं
ज्वलन्तं सर्वतो मुखं नृसिंहं भीषणं भद्रम्।
मृत्यु मृत्यु नमम् यहाम्॥Om Ugram Veeram Maha Vishnum
Jwalantam Sarvato Mukham Nrisimham Bhishanam Bhadram
Mrityu Mrityu Namam Yaham
Il Mantra di Narasimha, noto anche come Grande Mantra di Narasimha, è un'invocazione puranica rivolta al Signore Narasimha, il quarto avatar di Vishnu.
- 'Om Ugram Veeram Maha Vishnum', si apre con 'Om'. 'Ugram Veeram' definisce Narasimha come colui che è feroce e coraggioso; 'Maha Vishnum' riconosce in lui una forma del grande Vishnu.
- 'Jwalantam Sarvato Mukham Nrisimham Bhishanam Bhadram', una descrizione della sua forma ardente, rivolta in ogni direzione e maestosa. «Bhadram», beneaugurante, indica la benevolenza racchiusa in quell’immagine fiera.
- 'Mrityu Mrityu Namam Yaham', un verso interpretato come una supplica di protezione e liberazione dalla paura della morte.
Il canto richiama l’aspetto protettivo di Narasimha e viene recitato dai devoti che cercano un senso di rifugio nei momenti difficili.
Radhe Radhe Bol (राधे राधे बोल)
राधे राधे बोल सजनी
सखी राधे राधे बोल
हरे कृष्ण हरे कृष्ण बोल सजनी
सखी हरे कृष्ण हरे कृष्ण बोलRadhe Radhe Bol Sajani
Sakhi Radhe Radhe Bol
Hare Krishna Hare Krishna Bol Sajani
Sakhi Hare Krishna Hare Krishna Bol
Un canto devozionale rivolto a Radha e Krishna, la coppia divina della tradizione bhakti.
- 'Radhe Radhe Bol Sajani', un tenero invito a cantare il nome di Radha.
- 'Sakhi Radhe Radhe Bol', un invito a un’amica o a un amico a unirsi, insieme.
- 'Hare Krishna Hare Krishna Bol Sajani', l’attenzione si rivolge a Krishna, invocando il suo nome con affetto.
- 'Sakhi Hare Krishna Hare Krishna Bol', ancora una volta, un invito a un compagno a cantare insieme.
È un canto di compagnia e calore, intonato dolcemente, spesso insieme ad altri, per mantenere vicini i nomi di Radha e Krishna.
Come cantare un mantra
Una pratica regolare del mantra inizia in modo semplice. Ecco un modo per cominciare passo dopo passo.
Preparazione
- Trova uno spazio tranquillo. Scegli un luogo calmo in cui puoi concentrare indisturbato la tua attenzione sul suono. Accendere un bastoncino d’incenso è un modo discreto per segnare l’inizio della tua pratica.
- Siediti comodamente. Assumi una posizione rilassata e eretta; Sukhasana (posizione facile) o Padmasana (posizione del loto) vanno entrambe bene, ma è adatta qualsiasi seduta che permetta alla schiena di rimanere ben eretta.
- Stabilisci un’intenzione. Chiarisci a te stesso ciò con cui ti stai confrontando oggi: un desiderio di calma, di chiarezza o di qualche minuto senza fretta. Alcune persone amano tenere una pietra per mantenere viva la propria intenzione, appoggiata accanto a sé come piccolo promemoria.
Coinvolgi la mente
- Richiama alla mente la divinità. Se si accorda alla tua pratica, visualizza la divinità associata al mantra, mantenendo l’immagine con leggerezza mentre canti.
- Comprendi il mantra. Leggere il significato delle parole, come spiegato sopra, aiuta ad approfondire la concentrazione e a fare tua la pratica.
Il canto in sé
- Pronuncia. Punta sulla cura, non sulla perfezione. Una buona registrazione allenerà il tuo orecchio più rapidamente di qualsiasi trascrizione fonetica.
- Volume e tono. Inizia in silenzio, poi canta dolcemente ad alta voce, lasciando che le vocali abbiano tutta la loro durata, così il suono ha modo di assestarsi.
- Melodia e ritmo. Se ti viene naturale, aggiungi una melodia semplice e mantieni un ritmo regolare e senza fretta.
- Usa una mala japa (facoltativo). Una mala japa con 108 grani permette alle dita di tenere il conto, un grano per ogni canto, così la mente può restare concentrata sul suono invece che sul numero.
Concludere il giro
- Ripetizioni. La tradizione ne raccomanda 108, ed è per questo che una mala ha 108 grani. Concludi con un po’ di silenzio e lascia che le vibrazioni si assestino: colpire una volta una campana tibetana è un modo delicato per segnare la fine.
Per una pratica regolare
- Costanza. Una pratica regolare approfondisce ciò che ne ricavi. Un canto leggermente imperfetto, eseguito ogni giorno, vale molto più di uno impeccabile praticato una sola volta.
- Usa un timer. Se contare ti distrae, imposta invece un timer da 15 a 30 minuti.
- Sessioni brevi. Bastano pochi minuti tranquilli di canto concentrato prima di un momento stressante per regolarizzare il respiro.
Un pensiero conclusivo
Questi dieci canti risalgono a tradizioni molto diverse: uno è autenticamente vedico, gli altri sono puranici, devozionali o popolari, eppure condividono la stessa semplice struttura: una frase ripetuta con attenzione. L’atmosfera aiuta. Alcune persone accendono il profumo del sandalo per favorire la quiete, oppure tengono vicino una pietra, il blu intenso del lapislazzuli per chi si sente attratto dalla voce, il caldo bagliore della corniola per il calore, o preparano una candela per custodire il silenzio.
Nessuno di questi oggetti pratica al posto tuo. Si limitano a sostenere il ritmo mentre canti. La pratica in sé, la concentrazione, la ripetizione, il tornare, è tua ed è ciò che conta. Inizia con il canto che ti attira di più, siediti per qualche minuto e lascia che diventi un piccolo punto fermo su cui la tua giornata possa fare affidamento.


